Sono entrata al rifugio per prendere un gattino. Poi ho visto una gatta adulta offrire il suo unico gioco come se dovesse meritarsi l’amore.

Guardai meglio quel pupazzo consumato: un orecchio quasi staccato, l’imbottitura che usciva da un lato, il tessuto scolorito dal tempo. Sembrava una cosa da buttare, e invece per lei era un rifugio. Era la prova che qualcosa di amato aveva ancora un posto accanto al suo cuore.

La scelta che non avevo previsto

Provai a spostare lo sguardo verso la stanza dei gattini. Ero venuta per quello, dopotutto. Per qualcosa di facile, pensai ancora una volta. Ma proprio mentre mi incamminavo, una persona passò davanti al box della gatta, lanciò un’occhiata distratta e continuò oltre. Lei si rialzò subito e riportò l’orsetto alla porta.

Fu quel gesto a cambiarmi dentro. Non la tristezza, ma la speranza. Una speranza ostinata, fragile e bellissima. Quella gatta era già stata delusa, eppure continuava a offrire il suo piccolo tesoro come se volesse dire: “Guarda, posso essere amata anche io”.

  • Offriva il suo giocattolo come se fosse una promessa.
  • Restava in attesa senza perdere la dolcezza.
  • Non chiedeva troppo, eppure sperava tutto.

Mi accucciai davanti al box e lei si avvicinò piano. Posò l’orsetto tra noi e alzò gli occhi verso di me. Non presi il pupazzo. Appoggiai soltanto la mano vicino alla porta e sussurrai: “Tu non devi conquistarti niente”. Credo che quella frase fosse per lei, ma anche per me.

Quando alzai lo sguardo, dissi alla volontaria: “Prendo questa.” Lei sorrise subito, come se lo avesse sperato fin dall’inizio.