Sono entrata al rifugio per prendere un gattino. Poi ho visto una gatta adulta offrire il suo unico gioco come se dovesse meritarsi l’amore.

Ero arrivata al rifugio con un’idea precisa: volevo un gattino. Mi sembrava la scelta più semplice, quella più leggera. Un inizio senza passato, senza abitudini da imparare, senza ferite da decifrare piano piano. In quel periodo la mia vita mi sembrava già abbastanza piena di pensieri, bollette, stanchezza e silenzi troppo lunghi in casa.

Non cercavo qualcosa di complicato. Cercavo qualcosa di piccolo, tenero, nuovo. Qualcosa che si addormentasse sulle mie gambe e mi facesse credere, almeno per un momento, che il mondo potesse ancora offrire qualcosa di intatto.

Il rifugio profumava di candeggina, tessuti puliti e calore di animali. Una volontaria mi accolse con gentilezza e mi chiese cosa stessi cercando. “Un gattino”, risposi senza esitazione. Lei annuì e mi indicò una stanza in fondo al corridoio.