Il suo cappotto era semplice. Le sue scarpe erano consumate.
Ma il suo sguardo rimase fisso.
«Giovano», disse lei con calma, estraendo una carta nera dalla tasca, «ho chiesto di controllare il saldo. Non di avere indicazioni stradali.»
Niente rabbia. Niente suppliche.
Solo la certezza.
Daniel lanciò un’occhiata alla carta con evidente disprezzo. I bordi erano consumati, i numeri sbiaditi.
Ai suoi occhi, sembrava falso.
«Emily», chiamò il suo assistente a voce abbastanza alta da farsi sentire da tutti, «sembra che qualcuno stia cercando di spacciare una carta contraffatta».
Alcuni clienti ben vestiti hanno ridacchiato.
Evelyn non si mosse.
Se qualcuno avesse guardato con più attenzione, avrebbe potuto notare qualcosa nella sua espressione: qualcosa di incrollabile, conquistato in una vita passata a essere sottovalutata.
Emily si avvicinò, abbassando la voce.
“Signore, potremmo controllare il sistema. Ci vorrebbe solo un minuto.”
«No», scattò Daniel. «Non ho intenzione di perdere tempo con questo.»
Lui le fece un cenno di congedo.