Gli anni dopo
La polizia prese la cosa sul serio per circa quarantotto ore. Poi molto meno. Non c’erano segni di effrazione, nessun movimento sul conto, nessuna traccia del telefono dopo le 6:12 del mattino. Il cancello sul retro era rimasto aperto, cosa che un detective definì “interessante” con un tono che, in pratica, trasformava me nel problema. Un altro mi chiese se Mark fosse sembrato sopraffatto dalla paternità, se avesse debiti, se le difficoltà legate alla fertilità avessero “messo sotto pressione” il matrimonio.
Capivo già dove volevano arrivare.
- Forse era fuggito.
- Forse aveva ceduto.
- Forse voleva andarsene.
Ma non aveva senso. Mark era testardo, riservato, troppo orgoglioso per chiedere aiuto, sì. Però non era un uomo capace di abbandonare una bambina per la quale avevamo lottato per anni. Amava Ruby con una meraviglia così evidente da farmi quasi paura.
Gli anni fecero il resto: trasformarono l’incertezza in abitudine.