Mi sono rotta un braccio in un modo tanto banale quanto evitabile: una scivolata sul portico di casa, una caduta pesante e quel dolore immediato che ti fa capire che qualcosa non va per niente.
La sera prima avevo chiesto a mio marito, con calma ma anche con una certa urgenza, di spalare la neve. Era lì, compatta e insidiosa, proprio dove passiamo ogni giorno.
Lui mi aveva liquidata con due parole, senza nemmeno staccare davvero la mente da quello che stava facendo.
«Ci penso dopo.»
Quel “dopo”, però, non è mai arrivato.
Così, la mattina seguente, un passo sbagliato è bastato. In ospedale mi hanno ingessato il braccio destro: immobilizzato, gonfio, e con quel fastidio continuo che ti accompagna anche quando cerchi di stare ferma.
A volte non è la caduta a spezzarti: è la sensazione di non contare abbastanza da essere ascoltata prima.