Il mistero di Caramello, il cane pendolare della Gare du Nord

Ogni tanto qualcuno gli offriva una briciola di brioche, un pezzetto di croissant, un biscotto. Caramello li prendeva con una delicatezza quasi educata. Ma la cosa strana era un’altra: non li mangiava mai. Li teneva tra i denti come se fossero destinati a qualcun altro, come se avesse un incarico.

Il capo della sicurezza del binario, il signor Bernard, lo proteggeva da due anni. Alto, asciutto, baffi grigi, e un cuore più morbido di quanto volesse ammettere, era stato lui a dargli quel nome. Quando qualcuno si lamentava, Bernard tagliava corto: Caramello non aveva mai fatto male a nessuno. Aveva la sua linea, la sua routine.

E in effetti la regolarità era il dettaglio più inquietante. Ogni mattina partiva dalla Gare du Nord. Ogni sera, verso le cinque, tornava sul treno opposto, stanco e silenzioso, con l’aria di chi ha finito il turno. Come se, da qualche parte lungo la tratta, ci fosse un appuntamento più importante di tutti i nostri.

A Parigi ci si abitua all’insolito finché non rallenta il traffico. Poi arrivò un nuovo direttore d’esercizio: il signor Roussel, uno di quelli che camminano veloci, parlano secco e considerano ogni eccezione al regolamento un affronto personale. Il primo giorno che vide Caramello in un vagone esplose: era vietato, poteva creare problemi, dovevano chiamare il canile.

Bernard si mise subito in mezzo. Chiese una sola giornata per capire dove andasse: un collare con microcamera e GPS, e se fosse risultato un randagio senza meta o un rischio, avrebbe chiamato lui stesso. Roussel sbuffò, ma accettò. Voleva vedere le immagini con i propri occhi.

Una tratta seguita al secondo

Il mattino dopo, Bernard aspettava Caramello sul binario. Il cane arrivò puntuale, coda bassa ma vivace. Bernard gli infilò il collare improvvisato; Caramello gli leccò la mano e salì sul treno come sempre.