La mano mi ha tremato. Ho rimesso la siringa sul vassoio e ho detto piano: «No. Non adesso.» Poi più chiaramente: «Lo porto con me.»
Ci sono state le carte da firmare, le domande di rito, la frase che conosco troppo bene: non si possono salvare tutti. Lo so. Ma a volte non si tratta di salvare tutti. A volte si tratta solo di non arrendersi troppo presto con uno.
Quando la sera ho aperto la porta di casa, Caramello è rimasto fermo un momento nell’ingresso, poi ha camminato lentamente fino al salotto. Ha visto il vecchio plaid di Andrea, si è tirato su con fatica e si è steso lì sopra. Io mi sono seduta per terra e ho pianto: per Andrea, per il bambino che aveva scritto quel biglietto, per la nonna lontana e per tutte le persone costrette a lasciare andare qualcosa che amavano.
Più tardi Caramello ha alzato la testa e mi ha appoggiato una zampa sul ginocchio. Solo quello. Una zampa. Poca cosa, eppure calda, viva, sufficiente a rico