Lei lo sapeva. Certo che lo sapeva. Sapeva che sarei venuta questo fine settimana perché gliel'avevo detto due giorni prima, durante la cena per il compleanno di mia madre a Veracruz. Aveva sorriso e mi aveva augurato una buona vacanza. E poi, a quanto pare, aveva dato le chiavi di casa mia a Ricardo e a tutta la sua famiglia, come se fosse una casa vacanze. "Camila", la chiamai, alzando la voce per sovrastare il rumore nella stanza. "Possiamo parlare un attimo?"

A giudicare dall'espressione furiosa sul volto di mio cognato, si sarebbe detto che fossi io l'intrusa. "Scusa?" dissi finalmente, sforzandomi di mantenere la calma nonostante la rabbia che mi ribolliva nel petto.

"Mi hai sentito", sbottò. Si chiama Ricardo ed è sposato con mia sorella maggiore, Camila, da cinque anni. "Stiamo organizzando una riunione di famiglia. Nessuno ti ha invitato."

Sbattei le palpebre, cercando di capire cosa stesse dicendo. "Ricardo, questa è casa mia. Sono io la proprietaria." "Beh, Camila ha detto che possiamo usarla questo fine settimana", rispose incrociando le braccia.

"Quindi, se non vuoi rovinare l'atmosfera, faresti meglio ad andartene." Lanciai un'occhiata oltre di lui, cercando mia sorella. Camila era in piedi vicino all'isola della cucina, con lo sguardo fisso sul telefono, evitando deliberatamente il mio sguardo.